La NASA è al lavoro su una nano-navicella che va ad 1/5 della velocità della luce

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A metà di quest’anno, un team di scienziati (incluso Stephen Hawking) ha annunciato il progetto Breakthrough Starshot, che si propone di esplorare lo spazio interstellare utilizzando nano-astronavi delle dimensioni di un francobollo, messe in movimento grazie a dei laser.

Le mini navicelle verranno in questo modo accelerate fino al 20% della velocità della luce e raggiungeranno Alpha Centauri (il sistema stellare più vicino) in soli 20 anni.

Questa velocità è pazzesca ed è assai maggiore di quelle dei viaggi spaziali tradizionali; basti pensare che oggi la sonda Voyager I sta viaggiando a 56.000 km/h, ed ha appena lasciato il nostro sistema solare dopo 37 anni (fu lanciata nel 1977). Se Voyager I fossa diretta verso Alpha Centauri (ma non lo è), impiegherebbe circa 30.000 anni per raggiungerlo.

Il nuovo sistema (propulsione fotonica) sarà capace di accelerare le mini-sonde a 216 milioni di km/h (60.000 km/s), circa 4000 volte la velocità del Voyager I: valori inimmaginabili, che permetterebbero finalmente di viaggiare da un sistema stellare all’altro in tempi compatibili con la vita di un essere umano.

La stessa tecnologia potrebbe inviare una sonda di 100 kg su Marte in soli 3 giorni, e una missione con tanto di equipaggio in un mese (5 volte più velocemente di quanto permettano le tecnologie attuali).

La propulsione fotonica funziona in modo simile alle vele solari; entrambi si basano sul fatto che le particelle di luce (fotoni) siano in grado di trasferire energia cinetica e generare accelerazione nel vuoto cosmico privo di attrito.

Una vela solare, inoltre, dipende dai fotoni inviati dalla luce solare (o stellare), mentre nella propulsione fotonica i laser sono in grado di inviare una dose di fotoni ben più concentrata, che permetterebbe velocità assai più grandi.

Non è così semplice

Gli scienziati della NASA sono attualmente al lavoro per risolvere gli interrogativi che pone un progetto del genere, per esempio i danni delle radiazioni spaziali.

Come capita con i corpi degli astronauti, le radiazioni spaziali ad alta energia causerebbero gravi problemi alle mini-sonde, soprattutto per quanto riguarda l’elettronica a bordo; dei ricercatori Koreani hanno proposto chip in grado di ripararsi da soli, tramite un processo di riscaldamento che utilizza una corrente elettrica (una tecnologia che è in giro già da un po’).

Un altro problema sono gli impatti con polveri e detriti spaziali, che per navicelle così piccole, leggere (soltanto 1 g di peso!), e prive di protezioni potrebbero essere disastrosi e porre letteralmente fine alla missione.

L’aggiunta di schermi protettivi alla struttura della sonda non è una soluzione fattibile, poiché aumenterebbe il peso e quindi ridurrebbe la velocità delle navicelle.

E i laser?

I laser dovrebbero essere posizionati ipoteticamente in orbita intorno alla Terra, e avrebbero dimensioni e potenza sbalorditive.

Le stime ipotetiche parlano di laser installati su una superficie di 10 km quadri ed una potenza necessaria dai 50 ai 100 gigawatts.

Ovviamente la ricerca ha ancora molto da lavorare sul progetto, ma sembra che siamo finalmente sulla buona strada per avere una chance nel viaggio interstellare.

Intanto, non perdetevi il video che illustra il progetto:

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