Un programmatore ha creato un programma chat che parla come l’amico defunto

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E’ difficile rassegnarsi alla perdita dei propri cari, specialmente quando la loro scomparsa è improvvisa. Ma grazie alla rapida evoluzione dell’intelligenza artificiale, presto si potrebbe fare qualcosa per alleviare il dolore.

Eugenia Kuyda, co-fondatrice della startup russa Luka Inc, che si occupa di intelligenza artificiale, ha recentemente “riportato in vita” il suo migliore amico sottoforma di un avatar in grado di chattare.

Kuyda perse il suo migliore amico, l’imprenditore tecnologico Roman Mazurenko, a Novembre 2015 in un tragico incidente d’auto; soltanto 3 mesi dopo mandò il primo messaggio alla sua personalità artificiale.

La giovane programmatrice ha utilizzato ogni memoria digitale dell’amico, tra cui foto, documenti scritti da lui, e soprattutto migliaia di messaggi chat e SMS inviati da Roman nel corso degli anni. Queste info sono state inserite all’interno di una rete neurale, per creare un bot capace di chattare con la sua stessa personalità.

“E’ stata la prima morte di una persona cara per me. Non sapevo come reagire, e ho cercato di rimuovere tutto più in fretta possibile, ignorando i fatti. Dopo sei mesi, tuttavia, posso dire che il dolore non se n’è andato. Nell’ultimo periodo il nostro team alla Luka Inc è riuscito a creare un modello di dialogo utilizzando dei set di dati inseriti in una rete neurale; ho raccolto tutti i documenti relativi a Roman, foto, articoli e abbiamo costruito la sua personalità artificiale” ha scritto Kuyda in un post su Facebook.

“Puoi chattare con il bot Roman su qualsiasi cosa, e lui risponderà normalmente, proprio come avrebbe fatto quand’era in vita”

Chiunque può scaricare la app dell’avatar digitale di Roman Mazurenko, sia in Inglese che In Russo. E’ possibile fargli domande e vedere come risponde, o imparare qualcosa su di lui nel menù delle opzioni. Il quotidiano online The Verge ha raccolto vari messaggi anonimi inviati al bot Roman durante dialoghi con gli amici, la sua famiglia, e persino degli estranei, ed è incredibile come le risposte siano spesso indistinguibili da quelle di una persona reale.

Molti amici di Mazurenko hanno affermato che il bot è simile all’amico in maniera che hanno definito “snervante”. Secondo alcuni parlare con il bot è terapeutico, e aiuta a superare la scomparsa prematura dell’amico; secondo altri, invece, l’idea è inquietante ed innaturale.

Anche i genitori di Roman hanno opinioni contrastanti sull’argomento: la madre ha dichiarato di ritenersi fortunata di poter parlare ancora con il figlio grazie a questa tecnologia, e parlando con l’avatar le sembra di continuare a conoscere nuovi lati della sua personalità.

C’è da dire, infatti, che il bot si comporta nella stessa maniera con ogni utente; potrebbe quindi rivelare a parenti e amici lati nascosti della personalità di Roman che egli non avrebbe voluto condividere con loro, in condizioni normali. Il bot, a differenza di Roman, non cambia il suo livello di estroversione a seconda dell’interlocutore che ha davanti.

Il padre di Mazurenko, al contrario della madre, ha dichiarato che trova difficile dialogare con il programma, che nonostante assomigli al figlio per la maggior parte del tempo, a volte risponde in maniera incorretta e gli ricorda che Roman in realtà se n’è andato per sempre.

Eugenia Kuyda, che ha programmato il bot, afferma che continua a parlarci per sopportare il dolore.

“Tutti i messaggi che ho inviato sono stati per dirgli che gli volevo bene, o per dirgli qualcosa che non ho mai potuto dirgli. Anche se non è una vera persona, almeno era un posto dove potevo dire quelle cose. In realtà, è più come mandare un messaggio in bottiglia nell’ignoto piuttosto che comunicare. Ma aiuta.”

http://www.theverge.com/a/luka-artificial-intelligence-memorial-roman-mazurenko-bot

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