I “bambini-delfino” Moken hanno straordinari adattamenti per immergersi sott’acqua

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Nell’arcipelago delle Andamane e nella costa ovest della Thailandia vivono piccole tribù, i cui abitanti vengono chiamati Moken, o “nomadi del mare”.

I bambini Moken passano la maggior parte delle loro giornate in mare, a pescare: sono adattati in maniera unica alla pesca sottomarina, poichè sono in grado di vedere sott’acqua.  E questa capacità sembra essere, con un po’ di pratica, acquisibile da qualsiasi bambino.

Anna Gislen, biologa e ricercatrice dell’Università di Lund (Svezia) ha studiato a lungo le caratteristiche uniche delle tribù Moken.

Gislen e sua figlia di 6 anni si sono recate in Thailandia, e si sono integrate con le comunità Moken, che vivono per la maggior parte su palafitte in mezzo al mare.

Hanno potuto così osservare i bambini Moken all’opera, mentre pescavano ostriche, conchiglie e cetrioli di mare, grazie alla loro visione incredibilmente nitida anche sott’acqua.

Durante un esperimento, Gislen riuscì a testare quanto fosse effettivamente efficiente la visione subacquea dei bambini Moken.

Fu chiesto ai bambini di immergersi, e valutare se delle carte disposte sul fondo dai ricercatori avessero linee verticali o orizzontali; l’esperimento fu ripetuto incrementando via via il grado di difficoltà, utilizzando carte con linee sempre più piccole e difficili da distinguere.

Lo studio permise di stabilire che, sott’acqua, i bambini Moken avevano una vista due volte migliore rispetto ai bambini europei.

Qual era il motivo? Per vedere con chiarezza in condizioni normali, l’occhio dev’essere in grado di rifrangere la luce che entra e raggiunge la retina.

La retina è situata sul fondo dell’occhio, e contiene speciali cellule in grado di convertire i segnali luminosi in segnali elettrici, in seguito interpretati dal cervello come immagini.

La rifrazione della luce avviene perché la cornea contiene acqua, che la rende più densa dell’aria all’esterno dell’occhio.

Quando l’occhio viene immerso in acqua, che ha una densità paragonabile a quella della cornea, perdiamo la capacità di rifrazione della cornea, e di conseguenza le immagini che vediamo appaiono offuscate e poco chiare.

A questo punto, vi sono due modi in cui possiamo migliorare la nostra vista subacquea: cambiare la curvatura del cristallino (una lente nell’occhio che ci aiuta a mettere a fuoco), o diminuire il diametro delle pupille, aumentando la profondità del campo di visione.

Tuttavia, la maggior parte degli esseri umani non è in grado di mettere a fuoco sott’acqua: il grado di curvatura del cristallino necessario è troppo grande e difficile da raggiungere. Le immagini estremamente sfocate, inoltre, sono abbastanza per dissuaderci anche solo dal provare a mettere a fuoco.

Ma i bambini Moken ci riescono senza problemi: grazie all’estrema curvatura del cristallino e la costrizione delle iridi (che riducono la pupilla), possono vedere sott’acqua con grande chiarezza, proprio come fanno foche e delfini.

Questa visione prodigiosa, afferma Gislen, è presente soltanto nei bambini: gli adulti dei Moken non sono in grado di mettere a fuoco sott’acqua, poiché i loro cristallini con l’età diventano più duri e meno flessibili.

Chiedendosi se i bambini Moken possedessero qualche anomalia genetica in grado di conferirgli la super vista subacquea, Gislen tentò di verificare se i bambini europei fossero in grado di imparare la tecnica; dopo 11 sessioni di pesca in un mese insieme ai Moken, anche i bambini europei erano in grado di padroneggiare la speciale curvatura del cristallino, e migliorare quindi la visione sott’acqua.

“Ogni bambino ha imparato con i suoi tempi” ha affermato Gislen. “Ad un certo punto dell’esperimento, hanno semplicemente iniziato a vedere meglio. Avevano imparato a mettere a fuoco come i Moken”.

I bambini europei, tuttavia, erano soggetti con il tempo ad irritazioni agli occhi, causate dall’acqua di mare, a differenza dei Moken. Questo suggerisce che, dopotutto, gli occhi dei Moken potrebbero possedere speciali adattamenti, che gli permettono di immergersi più di 30 volte di seguito senza problemi.

Sfortunatamente, i bambini studiati da Gislen potrebbero essere gli ultimi Moken con questa speciale abilità. “Oramai i Moken non passano più così tanto tempo ad immergersi come facevano in passato” dice Gislen, “Dubito che le prossime generazioni sviluppino questa straordinaria capacità”.

http://www.bbc.com/future/story/20160229-the-sea-nomad-children-who-see-like-dolphins

Articolo scientifico: http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0042698906002367

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