La “caduta di balena”, uno speciale ecosistema degli abissi

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Quando la mastodontica carcassa di una balena precipita negli abissi, può sostenere un micro ecosistema marino anche per 100 anni!

Le cosiddette “cadute di balena” sono state scoperte negli anni ’70 grazie allo sviluppo dell’esplorazione oceanica robotizzata, che ha permesso di inoltrarsi a profondità estreme, difficili da raggiungere.

Tra gli organismi che popolano una “caduta di balena” troviamo isopodi giganti, squali “dormienti” (così chiamati per la loro bassa aggressività), gamberi, astici, cetrioli di mare.

L’evoluzione di questo ecosistema è suddivisa in 3 parti: nella prima la carne della carcassa viene attivamente divorata da squali e altri pesci, nella seconda gli organismi “opportunisti” colonizzano le ossa e si nutrono dei resti organici rimasti; questi 2 periodi durano circa 4 anni se sommati.

Nell’ultimo stadio, organismi detti “vermi zombie” (poiché non hanno né occhi, né bocca) iniziano a divorare anche le ossa della balena. I vermi zombie (Osedax) ospitano batteri in simbiosi, che producendo degli acidi permettono ai vermi di nutrirsi delle proteine contenute nelle ossa.

Sempre in questo stadio, altri batteri che si nutrono di grassi colonizzano le ossa della balena, estremamente ricche in lipidi, costituendo a loro volta nutrimento per cozze, ostriche e lumache di mare.

Siccome le ossa di balena sono molto ricche di lipidi, quest’ultimo periodo può durare anche fino a 100 anni.

Nel 1989, uno studio stimò che sul fondo dell’oceano giacevano circa 690.000 carcasse delle 9 più grandi specie di balena, che ospitavano interi ecosistemi.

https://en.wikipedia.org/wiki/Whale_fall

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